Sviluppare l’autonomia nell’apprendimento
Una delle sfide maggiori che ogni studente si trova ad affrontare durante il proprio percorso scolastico è quella di acquisire la capacità di imparare ad imparare, che è poi uno dei grandi obiettivi dell’educazione scolastica.
Per questo importante traguardo è fondamentale lavorare sulla metacognizione, ovvero la consapevolezza delle proprie capacità e dei propri processi cognitivi. Ogni studente si caratterizza per un proprio stile di apprendimento, definito dal pedagogista Luciano Mariani come “l'approccio all'apprendimento preferito di una persona, il suo modo tipico e stabile di percepire, elaborare, immagazzinare e recuperare le informazioni”.
Ogni approccio è caratterizzato dal canale sensoriale privilegiato: visivo (verbale e non verbale), uditivo e cinestesico, attraverso il quale egli percepisce e processa i contenuti proveniente dall’esterno.
Chi ha il canale visivo-verbale dominante predilige la lettura e la scrittura e mette in atto strategie di apprendimento quali il prendere e rileggere gli appunti, le annotazioni, le spiegazioni a lato, le sintesi. - Il canale visivo-non verbale, caratterizzato da memoria visiva, fa largo uso di immagini, foto, mappe mentali accompagnate da parole chiave facilmente memorizzabili, diagrammi, colore diversi per evidenziare i concetti più importanti, il rimando a immagini mentali riguardo ciò che viene letto. -
Il canale uditivo è proprio di chi adotta l’ascolto quale strumento per acquisire le informazioni, partecipa con un ascolto attento alla lezione in classe, apprende attraverso il lavoro e il confronto di gruppo. -
Il canale cinestesico (=movimento) si riferisce a una modalità di apprendimento che utilizza l’esperienza diretta e concreta come via per recepire le informazioni. Predilige i sensi quali il tatto, il gusto e l’olfatto e utilizza inoltre mappe e grafici per elaborare quanto viene letto.
Alla luce di questo, appare evidente l’importanza per lo studente di conoscere il proprio canale dominante, così da organizzare al meglio i propri processi di apprendimento, che devono tenere in considerazione anche le tipologie di contenuti con cui ci si confronta - quali: fatti, istruzioni e concetti – con i diversi carichi cognitivi legati al livello di complessità.
Ciò che risulta strategico è organizzare il materiale da assimilare attraverso strumenti quali le strategie strutturali e le tecniche mnemoniche.
Le strategie strutturali sono strumenti operativi che incoraggiano gli studenti a selezionare gli elementi rilevanti dell’informazione e a collegarli tra loro in una struttura come le mappe mentali, i diagrammi di flusso o gli schemi.
L’aspetto più difficile è proprio quello di acquisire la capacità di individuare i concetti o le informazioni chiave di un testo/contenuto informativo, e di organizzarli in idee correlate, ma è il requisito fondamentale per l’autonomia nell’apprendimento, che chiama in causa anche la capacità di strutturare collegamenti con le conoscenze pregresse. Diversi studi mostrano come l’uso di questi metodi aumenta notevolmente il rendimento scolastico, dato che l’assimilazione è fondata sulla comprensione anziché sull’apprendimento meccanico e superficiale, soggetto di conseguenza a un facile oblio. Per quanto attiene alle strategie, parliamo di:
* organizzazione: creare un contesto coerente, in cui far rientrare le informazioni, consente di porle in relazione tra loro, piuttosto che averle frammentate,
per esempio, è più facile ricordare una lista di parole se formiamo una frase con esse;
* associazione: anche la formazione di relazioni strette tra gli elementi è un’opzione per l’apprendimento significativo, poiché quando si vede uno dei due elementi l’altro è facile da ricordare.
Le tecniche mnemoniche Sin dai tempi antichi - quando la trasmissione delle conoscenze era affidata alla tradizione orale - gli esseri umani si sono trovati nella necessità di ricordare quanto venivano apprendendo per saperlo esporre ed argomentare.
Un esempio classico è quello dell’oratore Cicerone, noto per la sua arte, il quale aveva adottato la tecnica dei loci per affrontare l’esposizione di un argomento: si tratta di fissare nella memoria la successione dei luoghi di un percorso quotidiano, come il percorso da casa a scuola, e collegarli alle informazioni da ricordare, tecnica che potrebbe tornare utile, ad esempio, a chi privilegia il canale visivo o cinestesico. Quando invece si tratta di imparare una lingua straniera, soprattutto quando dobbiamo apprendere un termine particolarmente difficile da ricordare, è utile il metodo della parola chiave: consiste nel collegare alla parola da imparare un’altra, italiana, che la ricorda dal punto di vista fonetico; infine, si associa quest’ultima alla parola straniera da imparare.

Luciano Mariani, Saper apprendere Atteggiamenti, motivazioni, stili e strategie per insegnare a imparare
In merito agli stili di apprendimento – individuati dall’acronimo VAK (visivo, uditivo e cinestesico) Richard Bandler e John Grinder, negli anni ’70, studiarono i modelli di comunicazione e di apprendimento di tre famosi terapeuti: Fritz Perls, Virginia Satir e Milton Erickson; dalle loro osservazioni emerse la teoria delle preferenze sensoriali.
